Conversazioni Pascoliane
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna “E’ il maestro di tutti noi”, 15 aprile 2005, di Rosita Boschetti.
SAN MAURO PASCOLI – Quest’anno ricorre il centocinquantesimo anniversario della nascita di Giovanni Pascoli, uno dei grandi della nostra poesia. Di lui parleremo, ogni settimana, col Sindaco di San Mauro Pascoli, Gianfranco Miro Gori, saggista, poeta e scrittore.
Cominciamo con una domanda, pressoché obbligatoria. Cosa significa parlare di Pascoli a 150 anni dalla sua nascita?
“Prima di rispondere, debbo fare una precisazione. Non sono uno studioso di letteratura. La mia specializzazione scientifica – come forse qualcuno sa – è il cinema. Tuttavia sono cresciuto in un ambiente pascoliano, quello sammaurese, e ho maturato una passione crescente nei confronti del mio illustre concittadino. Si fonda, questa passione, su uno spontaneo interesse individuale e sul fatto che essendo sindaco debbo promuovere – ma lo faccio con estremo piacere – il nostro poeta. Dunque, le mie, saranno le chiacchiere di un dilettante cioè, semplicemente, di uno che si diletta”.
Chiacchiere su un poeta tra i più amati della letteratura.
“Pascoli ha vissuto diverse stagioni presso la critica e il pubblico. Fortunate e a volte sfortunate. Su di lui, comunque ha pesato il giudizio di Croce, da un lato e, dall’altro, l’immagine che ha voluto proporne la sorella Mariù. La sua vestale. Donna intelligente, forte, ma, ahimè, assai bigotta. A rovesciare le carte in tavola ci ha pensato Gianfranco Contini. Contini, con la sua autorità, ha stabilito in un memorabile convegno tenuto a San Mauro nel’55 (centenario della nascita) che Pascoli è uno dei grandi della letteratura patria, e che, più in particolare, nella triade “canonica” che egli compone con Carducci e D’Annunzio, non è il secondo o il terzo, bensì il primo. Al memorabile intervento di Contini sono seguiti molti altri, assai importanti interventi. E l’interesse nei confronti del nostro poeta è cresciuto in maniera costante, esaminandone la figura a tutto tondo. Per esempio, a San Mauro, abbiamo organizzato nel ’92 un convegno sul suo socialismo. Oggi tutti quanti siamo consci di trovarci di fronte a uno dei grandi del Novecento. E non solo nella poesia. Che dire infatti della sua genialità come interprete dantesco? E’ “il maestro di tutti noi”, per usare una locuzione di Pasolini. In questo modo dobbiamo accostarci a lui”.
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna “Pascoli, un centro specializzato”, 22 aprile 2005, di Rosita Boschetti.
SAN MAURO PASCOLI – Diecimila presenze da tutta Italia. A tanto ammontano le visite annuali al Museo della casa natale del poeta sammaurese, che per valorizzare l’opera e la figura Pascoli, ha messo in campo una serie di iniziative: visite guidate, laboratori didattici, mostre temporanee, convegni. A queste, si aggiunga, la continua attività di ricerca documentaria e bibliografica, nonché la conservazione e catalogazione del patrimonio pascoliano esistente.
Sindaco Miro Gori, proseguendo con questo tipo di attività, in futuro San Mauro Pascoli potrà diventare un punto di riferimento per tutti gli appassionati e gli studiosi di Giovanni Pascoli?
“Certamente, è nostra intenzione procedere nella progressiva acquisizione e raccolta di tutta la documentazione pascoliana esistente negli archivi italiani: migliaia di manoscritti, lettere, appunti del poeta che un giorno potranno essere consultati da visitatori e studiosi presso il Museo Casa Pascoli”.
E’ un progetto molto ambizioso e soprattutto uno sforzo considerevole per San Mauro, considerando l’enorme mole di materiale pascoliano sparso in tutta Italia.
“Si, Pascoli scriveva continuamente ed ha attraversato tutta l’Italia durante l’insegnamento presso licei e università lasciando innumerevoli scritti, molti dei quali sono ancora in mano a privati e quindi di difficile individuazione”.
Quale sarà dunque il punto di partenza per l’avvio di questo importante lavoro di ricerca e recupero di documenti?
“Pensiamo di partire dalle città più vicine a noi e particolarmente care al poeta, come ad esempio Sogliano, Savignano, Rimini e Bologna, cercando di rintracciare anche lettere inedite e documenti relativi ai suoi studi e all’insegnamento. In questo modo realizzeremo anche il sogno di Zvanì che era quello di costituire un museo delle sue memorie all’interno della casina di San Mauro. Piccola ma grande e esuberante di memorie e di simboli”.
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La Voce di Romagna, “Convegno sul poeta”, 29 aprile 2005, di Rosita Boschetti.
SAN MAURO PASCOLI – Il 2005 sarà l’anno pascoliano per eccellenza, in quanto ricorre il 150° anniversario della nascita di Giovanni Pascoli, nato a San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855. Tra le varie manifestazioni organizzate dall’Amministrazione Comunale di San Mauro Pascoli, certamente la più rilevante sarà il convegno internazionale, in programma alla Torre dal 30 settembre al 2 ottobre prossimi.
Sindaco Gori, da dove nasce l’idea di un convegno di tale rilievo?
“In questa importante ricorrenza, il Comune intende celebrare degnamente uno dei poeti più grandi che la nostra patria abbia mai avuto, proprio nella sua terra natale, perchè non si tratta della semplice casualità di una nascita; Pascoli per tutta la vita ha nutrito la sua poesia con i luoghi della sua infanzia e della sua memoria, al punto tale che è come se fosse sempre rimasto qui a San Mauro. Con la sua limpida voce che viaggiava nel mondo”.
Su quali aspetti indagherà in particolare questo convegno?
“Il titolo Pascoli e la Cultura del Novecento evidenzia bene la volontà di indagare i rapporti tra il poeta sammaurese e tutta la cultura del Novecento, a sottolineare il debito che questa ha maturato nei confronti del pensiero e della geniale opera di Pascoli. Non si parlerà solo di poesia, ma anche di critica letteraria (egli fu un grande critico dantesco), di storia politica (Pascoli nutrì ideali socialisti), di antropologia e di psicanalisi, cercando di scoprire quanto la nostra identità nazionale debba, nel bene e nel male, all’immagine diffusa del nostro poeta”.
Dunque, l’idea è quella di organizzare un convegno del tutto innovativo rispetto ad esperienze precedenti e certamente destinato ad un pubblico più eterogeneo.
“Certo, sarà un momento ricco di spunti per ognuno di noi e per la prima volta avremo anche studiosi provenienti da tutta Europa e dagli Stati Uniti per parlare del nostro grande poeta.”
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La Voce di Romagna “Le lettere alla sorella”, 6 maggio 2005, di Rosita Boschetti.
SAN MAURO PASCOLI – Nella valorizzazione della poetica pascoliana, un ruolo chiave lo riveste l’Accademia Pascoliana da oltre vent’anni impegnata nello studio del poeta di San Mauro.
Sindaco Gori, perché l’Accademia è divenuta così importante nello studio dell’opera di Zvanì?
“L’Accademia guidata fino a poco tempo addietro da Mario Pazzaglia e oggi da Clemente Mazzotta, ha raggiunto grande prestigio proprio grazie all’assidua ed accurata attività culturale e scientifica che la contraddistingue, attraverso l’organizzazione di conferenze e convegni, corsi d’aggiornamento per insegnanti, nello stesso tempo non perdendo di vista il pubblico più giovane a cui è destinato un premio per le migliori tesi di laurea sulla poesia pascoliana. San Mauro, divenuta anche sede dell’ Edizione Nazionale delle opere di Giovanni Pascoli, è oggi sicuramente una delle realtà più dinamiche nella promozione degli studi pascoliani”.
Per tutti coloro che fossero interessati ai progetti portati avanti dall’Accademia, esistono pubblicazioni che ne documentano l’attività?
“Questo delle pubblicazioni è un capitolo decisivo. Ogni anno viene pubblicata la Rivista Pascoliana che raccoglie gli atti di conferenze e di studi, oltre alla collana dei Quaderni di San Mauro, pubblicazioni che non solo approfondiscono tematiche prettamente pascoliane, ma arricchiscono anche la conoscenza del nostro territorio. Di recente è stata istituita anche la collana della Rivista Pascoliana”.
Così come il Museo di Casa Pascoli, anche l’Accademia conserva un importante fondo documentario che è stato donato da Giovanna e Maria Murari, nipoti di Ida Pascoli.
In particolare, Sindaco, di che cosa si tratta?
“E’ forse uno dei fondi più preziosi conservati nel comune di San Mauro, perché raccoglie gran parte del carteggio tra i fratelli Maria e Giovanni Pascoli e la sorella Ida tornata, col matrimonio, a vivere qui in Romagna creando una “frattura” nel “nido” famigliare. Oltre alle lettere il fondo è costituito da piccoli schizzi del poeta, fotografie, prime edizioni con dedica autografa ed è senza dubbio fondamentale per un’indagine sulla biografia pascoliana”.
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna “Pascoli fa le scarpe ai poeti”, 13 maggio 2005, di Rosita Boschetti.
SAN MAURO PASCOLI – Dire San Mauro, significa parlare del suo poeta da una parte, della calzatura dall’altra. Ma cosa hanno in comune questi due mondi, a prima vista, così lontani? Risposta: un’associazione. Stiamo parlando di Sammauroindustria, l’associazione pubblico-privato, che riunisce sette industrie, una scuola e l’amministrazione comunale.
Sindaco Gori, cosa c’entra Sammauroindustria col Pascoli?
“C’entra eccome se si pensa che da cinque anni bandisce un concorso nazionale di poesia edita, dedicato all’opera e al nome del nostro illustre concittadino. Un concorso in due sezioni, lingua e dialetto, che riserva un riconoscimento alla carriera, negli anni passati assegnato a nomi dello spessore di Mario Luzi e Giovanni Giudici. E questo perché negli scopi di questa associazione, in primis, c’è la valorizzazione del nostro grande poeta. Non a caso il Pascoli ha nutrito la sua creazione artistica col paesaggio, i personaggi, le vicende della piccola patria. Zvanì, anche quando parla dei contadini toscani, in fondo, allude alla sua Romagna agreste: la ‘Romagna solatia dolce paese’”.
D’accordo, ma Pascoli con le scarpe?
“A San Mauro si sono affermati anche un altro gruppo di poeti, che onorano il Paese che Pascoli ebbe a definire all’inizio del secolo scorso: ‘faticante villaggio dove gli uomini non conoscono stagione morta, perché hanno ognuno due o tre mestieri vivi … povero e rude villaggio dove le donne si danno da fare come gli uomini … tra lo squillar dei magli sulle incudini e il tonfar dei martelli sul cuoio..’. Se già ‘il tonfar dei martelli sul cuoio’ evoca il lavoro dei calzolai, Ruggero Tognacci nel suo libro di ‘ricordi’ pascoliani, Zvanì, rammenta che lo stesso Pascoli, quando nel 1897 preparava il suo ritorno a San Mauro, allora ancora di Romagna, scrisse all’amico Pirózz, segretario comunale ‘di non farne parola in paese perché lui voleva arrivare da Santa Giustina di sorpresa e vedere tutti gli operai in tenuta da lavoro, specialmente i calzolai con quel tagliuzzato grembiule di pelle tinto di pece e di anilina”. Pascoli, inoltre, almeno una volta, evoca i calzolai suoi compaesani: lo fa attraverso il piccolo Valentino dei Canti di Castelvecchio. Saranno i calzolai di San Mauro col loro eccelso lavoro a fare le scarpe, simbolicamente, per Valentino. Parola di sindaco, ma soprattutto di sammaurese”.
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La Voce di Romagna “Illustratori Pascoliani”, 20 maggio 2005, di Rosita Boschetti.
SAN MAURO PASCOLI – Prosegue a Casa Pascoli, per tutta l’estate, l’esposizione “Illustratori Pascoliani: le scelte artistiche del poeta”, dedicata a pittori e incisori che collaborarono con Pascoli per arricchire le sue poesie con disegni, acquerelli, incisioni.
Sindaco Gori, che cosa propone questa mostra al visitatore di Casa Pascoli?
“La mostra si concentra sugli artisti e sulle opere appositamente eseguite per Pascoli, esponendo delle riproduzioni di bellissime incisioni e acquerelli opera di artisti piuttosto famosi, come ad esempio Adolfo De Carolis, che aveva illustrato copertine anche per D’Annunzio, oppure Plinio Nomellini, assai noto acquerellista dell’epoca ed amico del poeta. Sicuramente, però, l’aspetto che emerge con forza è il grande entusiasmo che Pascoli stesso metteva nel rapporto con questi artisti”.
Dunque, un Pascoli entusiasta della sua produzione poetica “abbellita” dall’opera artistica. Ma in che modo tutto ciò viene messo in luce all’interno della mostra?
“L’aspetto interessante è proprio costituito dal fatto che accanto alle illustrazioni, sono state esposte anche le lettere tra il poeta e i singoli artisti: qui Pascoli investe tutta la sua energia per ottenere un risultato artistico che valorizzi al massimo il testo poetico, spiegando nel dettaglio e con passione ciò che ha in mente. Ecco perché il poeta scelse personalmente e con grande attenzione i propri collaboratori. Dovevano essere vicini alla sua sensibilità ed essere quindi, come lui, poeti”.
Pascoli ebbe sempre ben presente il legame tra fantasia poetica e sua immediata proiezione nello spazio reale, basti pensare alla sua grande capacità di tradurre in parola una sensazione, la percezione di un attimo.
“Certo, egli fu soprattutto un poeta visivo, che considerava l’espressione artistica come un’altra grande forma poetica, tanto che chiedeva agli artisti delle “ripoesie” come le definiva, non semplici illustrazioni. La poesia e l’arte accomunate dal fatto di avvicinarsi al mistero e all’essenza delle cose. Voglio infine precisare un fatto non secondario. Pascoli fu un eccezionale ‘comunicatore’. Dunque non gli sfuggiva la forza delle immagini. Più potenti, rispetto ai lettori, almeno nell’impatto immediato, della parola. Era un modo di rafforzare il suo messaggio poetico e di allargare il bacino dei suoi lettori e – in qualche modo – spettatori: per usare una parola più ‘moderna’ ma anche meno bella, dei suoi fruitori”.
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La Voce di Romagna “Un percorso attraverso i luoghi pascoliani”, 27 maggio 2005,
di Rosita Boschetti.
SAN MAURO PASCOLI – Anche quest’anno il Comune di San Mauro Pascoli promuoverà il progetto “Paesaggi d’Autore”, nato due anni fa in collaborazione con l’Assessorato al Turismo della Regione Emilia Romagna, con l’intento di valorizzare il territorio regionale in particolare quei luoghi legati a grandi personaggi del mondo della letteratura, dell’arte, del cinema e della musica.
Sindaco Gori, ci parli in particolare di questa iniziativa che per il terzo anno consecutivo viene offerta ai turisti dal Comune di San Mauro Pascoli. Che cosa prevede?
Si tratta di un itinerario guidato e gratuito nei luoghi pascoliani per antonomasia: la casa che ha visto la nascita e la fanciullezza del poeta e La Torre (Villa Torlonia), la tenuta amministrata dal padre Ruggero dove Pascoli ha trascorso spesso le sue vacanze estive. I turisti partiranno dall’ Ufficio Turistico di San Mauro mare con rientro in mattinata. Quest’anno prevediamo di inserire all’interno del percorso culturale anche un momento di degustazione di prodotti tipici locali, in modo da garantire ai visitatori un tour interessante e piacevole al tempo stesso.
Per tutti coloro che fossero interessati a partecipare a questo itinerario, ci ricorda il calendario estivo di questa iniziativa?
Gli appuntamenti per l’Itinerario Pascoliano sono previsti per tutti i giovedì dei mesi estivi, a partire dal 9 giugno all’8 settembre compresi; vista l’affluenza numerosa degli anni precedenti, è consigliabile la prenotazione telefonica presso l’Ufficio Turistico di San Mauro Mare, anche perché, ogni volta, il Comune mette a disposizione un pullman per una cinquantina di persone al massimo e vorremmo offrire a tutti gli interessati la possibilità di cogliere questa opportunità.
Ancora una volta il Comune di San Mauro investe le proprie risorse per valorizzare il grande poeta sammaurese perché non venga conosciuto e ricordato solo tra le mura scolastiche ma possa affascinare un pubblico sempre più ampio.
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna, 3 giugno 2005, di Rosita Boschetti.
Nell’editoriale dell’Avvenire del 19 aprile scorso, Luigi Testaferrata racconta, tra l’altro, che la morte di Giovanni Paolo II gli ha fatto ricordare Pascoli e più in particolare, la poesia La morte del Papa del 1903, pubblicata nei Nuovi poemetti e dedicata a Papa Pecci. Sindaco Gori, cosa ne dice?
“Francamente non saprei cosa dire… salvo che ognuno di noi, a seconda della sua sensibilità, può cogliere, nella immensa opera pascoliana, aspetti, sfumature e istituire collegamenti che più sente propri…”.
Ma che dire della controversa questione Pascoli – fede?
“Non c’è dubbio che Pascoli respingeva la religione, quanto meno nel senso di religione rivelata. Era ancora assai giovane, studente liceale a Rimini, quando incontrò i reduci della Comune. Poi conobbe Andrea Costa, l’apostolo del socialismo. Aderì all’Internazionale. Divenne socialista anarchico e continuò, per tutta la vita, a dirsi socialista. Negli anni giovanili scrisse poesie come La morte del ricco: il titolo e già un programma. E un aneddoto narra di una pia vecchia che diceva di una sua poesia: <<Bruséla! Bruséla! La è contra Crést! (Bruciatela! Bruciatela! E’ contro Cristo!)>>. A questo punto vorrei aprire una parentesi. Se sono certo che Pascoli, socialista e poi massone, non era credente, dubito che fosse <<contro Cristo>>. Anzi: <<Crést l’era socialista (Cristo era socialista) >>, s’è detto della figura terrena di Gesù; e penso che Zvanì fosse d’accordo…”
La discussione sull’argomento, dall’altra parte, ha avuto inizio sin dal momento della morte di Giovanni…
“Certo. C’è un saggio di Mengozzi, assai bello, pubblicato nel volume Pascoli socialista, che ricostruisce la vicenda. Eccola, in sintesi. La morte di Pascoli scatena una battaglia per il possesso della memoria del grande personaggio: per iscriverlo a uno dei due campi avversi. Da una parte, la sorella Mariù e il mondo cattolico; dall’altra, il mondo laico e socialista a partire dal fratello Raffaele e dall’editore Zanichelli. Proprio questi ultimi si opposero all’estrema unzione che Mariù voleva fargli impartire. In questa tragedia si colloca la vicenda della sepoltura del Poeta. I sammauresi e i romagnoli volevano portare la salma a San Mauro – come Pascoli aveva sempre chiesto. La sorella decise per Barga. Lei non amava, nonostante fosse sammaurese di nascita, i sammauresi: li considerava responsabili di omertà nella vicenda dell’omicidio del padre Ruggero. Ma non basta. A lei, donna intelligente, non sfuggiva la differenza tra i contadini toscani e i sovversivi romagnoli. Loro l’avrebbero accolto con le bandiere rosse al vento…”
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna, “Giovanni Pascoli e la Romagna. San Mauro”, 10 giugno 2005,
di Rosita Boschetti.
Quest’anno ricorre il 150° anniversario della nascita di Giovanni Pascoli che nacque a San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855. Tutti conoscono il legame profondo che legava il poeta alla terra natale, alla casa, ai luoghi dell’infanzia.
Sindaco Gori, può raccontarci alcuni episodi relativi all’infanzia di Pascoli, in particolare quei momenti rimasti incancellabili nella sua memoria perché legati ad un periodo sereno della sua vita?
Come il poeta ricorda spesso nei suoi scritti, l’unico periodo spensierato della sua vita è stato proprio quello trascorso a San Mauro con la famiglia, naturalmente prima dell’assassinio del padre Ruggero, avvenuto quando il poeta aveva solo dodici anni. La famiglia Pascoli era molto unita come apprendiamo anche dalle memorie del Parroco dell’epoca, Federico Balsimelli; tra i ricordi ancora vivi nella memoria pascoliana ci sono i giochi con i fratelli nel giardino della casa natìa, le piante e i fiori coi loro profumi rimasti indelebili, la chiesina accanto alla casa, i prati della Torre dove trascorrevano l’estate.
Sicuramente il legame profondo tra Pascoli e la sua terra nasceva proprio dallo stesso sentimento che lo univa alla sua famiglia, come se quel luogo continuasse ad emanare il calore di una volta, come se il nido sicuro potesse essere quello per sempre.
E’ proprio così. Pascoli ritrovava nei luoghi della fanciullezza i confini del proprio mondo ideale, riempito dall’amore materno. Non a caso il poeta nei suoi spostamenti in Italia dovuti all’insegnamento portava sempre con sé un vaso della pianta preferita da Caterina, la madre: la cedrina, quella che lui allora chiamava “erba Luisa” e che spargeva il suo profumo ovunque, era l’odore di casa sua e quindi il simbolo di quel calore materno venutogli a mancare così presto. Quando approderà a Castelvecchio Barga, in Toscana e comprerà la casa, pianterà quella cedrina proprio davanti all’uscio in modo da sentirsi finalmente a casa.
Molti visitatori spesso chiedono quale sia stato il motivo per cui il poeta non abbia riacquistato la casina di San Mauro continuamente sognata. C’è un motivo particolare?
Dalle lettere di Pascoli all’amico sammaurese Pietro Guidi (il famoso Pirozz) emerge il continuo desiderio di riavere la sua casa natale, ma dobbiamo ricordare che a quel tempo questa era abitata da un’altra famiglia e di certo il poeta, pur essendo già celebre, non avrebbe mai voluto “cacciare” dalla casa chi ci abitava già da anni. Alla fine, dunque, si rassegnò all’idea di non averla più.
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna “Un cappello per Zvanì”, 17 giugno 2005, di Rosita Boschetti.
Tra i motivi principali all’origine dell’attaccamento di Pascoli alla terra natale, oltre al sentimento che lo univa alla famiglia, troviamo senza dubbio l’affetto che il poeta nutriva per gli amici d’infanzia Oltre al famoso amico sammaurese Pirozz, Pietro Guidi, ce n’erano molti altri che Pascoli ricordava e salutava nelle tante lettere inviate ai concittadini.
Sindaco Gori, Le viene in mente qualche amicizia particolarmente cara al poeta, oltre al migliore amico Pirozz, o qualche aneddoto sui suoi amici sammauresi?
Sembra che un certo Eugenio, noto a tutti con l’appellativo di Sberaglia, fosse divenuto un grande amico di Pascoli, frequentando la casa di San Mauro fin dalla giovinezza. Giovanni, benché più giovane di quasi dieci anni, amava seguirlo nei campi quando Sberaglia, cacciatore appassionato, si recava lungo il Rio Salto in cerca di selvaggina. Dai racconti dei sammauresi sull’amicizia tra i due si apprende che Pascoli aveva imparato da lui ad imitare col fischietto il canto degli uccelli e tutti i segreti sulla caccia.
Da cosa deriva l’appellativo “Sberaglia”?
Su questo punto abbiamo varie testimonianze: dalla pubblicazione curata da L. Elvezio Franceschini, Personaggi romagnoli e d’altre regioni si evince che l’appellativo derivasse dalla sua implacabile avversione alla “sbirraglia papalina”, essendosi lui arruolato coi Garibaldini. Da fonti orali, invece, sembra che questo soprannome gli fosse stato attribuito proprio da Pascoli, il quale dopo avere ascoltato i suoi discorsi in cui si vantava di avere “sbaragliato il nemico che rinculava”, aggiungendo “adès ul’ sa l’os-cia dla madòna duò ch’ us sia”, avrebbe detto a voce alta: “Bravo Sberaglia!”. Da allora fu per tutti e per sempre solo Sberaglia. Per un lungo periodo i due amici non si erano visti ma quando Pascoli era a San Mauro si ritrovavano, specie durante le vacanze estive. Un incontro segnò in particolar modo la loro amicizia: Pascoli doveva dare un esame importante all’Università di Bologna ed era molto preoccupato perché non aveva nemmeno un cappello; Sberaglia, nonostante fosse poverissimo, si adoperò come facchino per trovare i soldi e poter comprargliene uno degno di tale occasione.
Pascoli si ricordò sempre di questo suo amico, anche quando divenne celebre poeta?
Certo, addirittura quando Sberaglia, per bisogno di soldi, fu costretto a vendere le medaglie conseguite per le sue imprese, il poeta si adoperò presso il Ministero competente affinché gli fossero restituite; si racconta che durante un pranzo ufficiale offerto dal Comune al proprio illustre concittadino, Pascoli riconsegnasse le medaglie all’amico dicendogli scherzosamente all’orecchio: “te, però, al mudai, ta tli siri ‘bbeudi! (Tu, però, le medaglie te le eri bevute!).
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna “Giovanni Pascoli e Savignano”, 1 luglio 2005, di Rosita Boschetti.
Erano tante le località romagnole conosciute da Pascoli, fin dalla sua fanciullezza Savignano, Bellaria, Sogliano, Rimini erano paesi dove si era recato spesso per motivi familiari, di studio o per piacere personale.
Qual è stato il rapporto del poeta con Savignano?
Fin dall’età di sei anni, non essendovi a quei tempi scuole a San Mauro, Pascoli aveva frequentato la prima elementare a Savignano con il maestro Ireneo Pandolfi, lodato calligrafo, così come i fratelli, prima di raggiungere il collegio di Urbino. Essendo i due paesi così vicini tra loro, il poeta percorreva spesso, a piedi, la strada che da San Mauro conduceva a Savignano, in particolare nel periodo successivo al 1867, anno dell’uccisione del padre Ruggero
Che cosa c’entra Savignano con l’episodio dell’uccisione di Ruggero Pascoli?
Principalmente perché proprio là, “tra San Mauro e Savignano” era il luogo in cui riposavano i suoi cari, dove “solo, a notte alta, venivo per questa via, dove tra l’ombre smorte era il nemico, forse.” (la poesia è Il Bolide che fa parte della sezione Il Ritorno a San Mauro nei Canti di Castelvecchio). L’altro motivo, forse il più importante, era che voleva carpire qualche preziosa rivelazione sull’assassinio del padre, essendo Savignano il paese del supposto mandante del delitto.
Ebbe mai qualche conferma dei suoi sospetti all’interno delle botteghe, dei caffè ed osterie che frequentava nel paese?
Conferme vere e proprie no, ma certamente forti sospetti, anche perché Giovanni e il fratello Raffaele ad un certo punto ricevettero serie minacce e si dovettero fermare nelle loro ricerche, forse proprio perché vicini alla verità. Sappiamo anche che prima di partire per Savignano consegnava ad un suo amico fidato, detto Pugnégna, un suo scritto in cui faceva i nomi di coloro che sapeva accaniti contro di lui, in modo che se l’avessero trovato ucciso, la giustizia avrebbe potuto mettere le mani sui responsabili.
Questo Pugnégna è noto anche per avere pronunciato la famosa frase “Un nido, ve’, di farlotti!” durante il doloroso ritorno della madre con gli otto figli dalla Torre alla casa nativa, proprio pochi mesi dopo la morte di Ruggero Pascoli. All’epoca il poeta aveva solo dodici anni ed è probabile che Pugnégna si fosse poi preso a cuore la famiglia e in particolare Giovanni…
Si, come tutti i sammauresi vicini alla famiglia Pascoli, durante il difficilissimo periodo della giovinezza che il poeta trascorse tra San Mauro, Rimini e Bologna (aveva poco più di vent’anni), l’amico Pugnégna lo aiutò spesso; talvolta, di notte, percorrendo la via del ritorno da Savignano a San Mauro, dopo una sosta al Camposanto, si fermava poi a passare il resto della notte proprio a casa di questo amico. Pugnégna, se lo vedeva irrequieto e agitato, per tranquillizzarlo lo metteva a dormire nella stanza dove riposava uno dei suoi bambini; il respiro di quel bambino era un vero calmante per lui e così riusciva ad addormentarsi. Pascoli non dimenticherà mai questa delicata attenzione del buon Pugnégna.
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna “Pascoli romagnolo vero”, 15 luglio 2005, di Rosita Boschetti
SAN MAURO PASCOLI – Non c’è niente di meglio per dipingere e tratteggiare il vero carattere del grande poeta romagnolo, che fare propri i ricordi e i racconti di chi lo conobbe di persona. Fra i tanti romagnoli che ebbero la fortuna di conoscerlo, troviamo Aldo Spallicci, medico e poeta che nel 1954 dedica addirittura un intero numero della sua rivista “La Piê” alla “Romagna di Zvanì”.
Sindaco Gori, qual è l’immagine di Pascoli agli occhi di Spallicci che all’epoca era un ragazzino che frequentava il ginnasio?
“Il primo incontro fra i due risale all’estate del 1903, quando Pascoli viene incaricato dal Ministero in qualità di Ispettore presso il Liceo di Forlì dove, tra gli alunni, c’era anche Aldo Spallicci. Il suo ricordo del poeta è legato al momento in cui lo vide entrare in classe insieme al Preside, non sapendo però chi fosse: “L’Ispettore quello? Ci era parso più il babbo di un nostro compagno rurale venuto a chiedere notizie del figliolo” racconta Spallicci, notando che sul suo volto non c’era nulla di severo e professorale”.
Quindi il Poeta negli atteggiamenti era del tutto lontano dalle convenzioni?
“Si, come afferma lui stesso, succedeva spesso che lo confondessero con un fattore per la semplicità dei modi e del vestire, non gli interessavano le formalità o i cerimoniali del mondo accademico; anche in questo – almeno secondo lo stereotipo – era un vero romagnolo, semplice, genuino. Spallicci ricorda anche lo stupore nel vedere il poeta conversare in modo del tutto famigliare con un loro compagno di scuola, un certo Rino Garavini, che aveva portato via con sé uscendo dalla scuola. Il ragazzo aveva poi confidato ai compagni che Pascoli lo aveva accompagnato fuori Porta Schiavonia, parlandogli della sua vecchia amicizia con suo padre, Direttore Didattico a Sogliano e dicendogli che a Castelvecchio, in Toscana, aveva voluto portare dei maglioli di Sangiovese per poter bere anche là un po’ di vino della sua terra. Pascoli portava con sé, ovunque andasse, la Romagna: i sapori, i profumi, le tradizioni, oltre che naturalmente i ricordi”.
La conoscenza tra Spallicci e Pascoli si concluse con quell’episodio?
“No, egli racconta che qualche anno dopo, quando Pascoli aveva sostituito Carducci nella cattedra di Letteratura Italiana a Bologna, Spallicci, studente universitario, si era recato un giorno in Via dell’Osservanza, dove il poeta abitava con la sorella Mariù: desiderava pubblicare una “rivistina romagnola” e voleva un consiglio circa il titolo. “Chiamarlo il Carro, intendo il nostro carro agricolo, temo che i più, i toscani ad esempio, intendano il veicolo a due ruote, quello che noi chiamiamo il baroccio” e Pascoli lo aveva interrotto a questo punto precisando: “e’ barozz, parchè ad dialet a m’n’ intend enca me”, aggiungendo poi “ Va benissimo Plaustro”. Spallicci l’anno dopo, nel 1911, fece uscire il primo numero del suo Quindicinale d’Illustrazione Romagnola, “Il Plaustro”.
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La Voce di Romagna, 22 luglio 2005, di Rosita Boschetti
SAN MAURO PASCOLI – Anche quest’anno i luoghi pascoliani per eccellenza, Casa Pascoli e la Torre, ritornano ad ospitare una serie di spettacoli con la rassegna de “Il Giardino della poesia”, sotto la direzione artistica di David Riondino. Otto le serate in programma fino al 7 agosto, promosse dall’Assessorato alla Cultura del Comune sammaurese in collaborazione con l’assessorato alla Cultura della Provincia di Forlì – Cesena, unite dal comune denominatore del legame musica e poesia.
Sindaco Gori, anche quest’anno i luoghi pascoliani “parlano” di poesia.
“Direi proprio di si, se si pensa che la rassegna Il Giardino della poesia ha saputo, per la sua originalità, ritagliarsi un posto di tutto rispetto nel variegato cartellone delle proposte estive della Riviera. D’altronde la scommessa fatta qualche anno fa è stata quella giusta: unire spettacoli di qualità a un genere come la poesia che fatica a trovare spazio tra il grande pubblico. E questo anche attraverso la sinergia con altre importanti manifestazioni a partire dal Festival di Santarcangelo dei Teatri che ha realizzato in collaborazione col Giardino della poesia un evento”.
Un evento che guarda caso parla proprio di Pascoli.
“Infatti, si tratta dello spettacolo di Sandro Lombardi, che, proseguendo il suo cammino di rilettura dei poeti italiani, ha voluto mettere in scena un’originale immagine di Pascoli. Con la particolarità di avere coinvolto i giovani alunni delle scuole elementari di San Mauro, quasi a sottolineare il legame dei giovanissimi col loro poeta. Il risultato, decisamente bello, è stato di rovesciare l’immagine di un Pascoli tutto buoni sentimenti per inserirlo nel filone dei grandi autori del Novecento, da Poe ai simbolisti francesi. Così come già aveva fatto il grande critico Gianfranco Contini. Occorre ricordare che lo spettacolo di Lombardi è stato inserito nelle celebrazioni del 150° della nascita di Zvanì”.
Quali altri spettacoli si avvicinano alle tematiche pascoliane?
“In un modo o nell’altro, direi tutti o quasi. Uno però più di altri. Penso a quello di chiusura della rassegna in programma domenica 7 agosto alla Torre con David Riondino e Paolo Bessegnato che insieme alla banda di San Mauro mettono in scena “Sangue Romagnolo”. Tratto dal celebre racconto di De Amicis, la serata traccia un quadro del mondo romagnolo del tempo di cui fece parte anche Giovanni Pascoli. Un tempo in cui si formò lo stereotipo del romagnolo violento e sovversivo”.
Non ci resta che ricordare il prossimo spettacolo in ordine cronologico, lunedì 25 luglio Casa Pascoli con “Il Dio di Mio Padre” con Giuseppe Cederna; martedì 26 luglio alla Torre con il “Don Chisciotte” di Riondino e Bollani.
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna, “Pascoli e Sogliano”, 29 luglio 2005, di Rosita Boschetti
Sindaco Gori, lei certo ricorda questa definizione: “Il piccolo grandemente amato paese di Romagna”. Così Giovanni Pascoli ricordava l’altro luogo romagnolo rimasto indelebile nella sua memoria: Sogliano. La madre del poeta era nata a San Mauro ma aveva origini soglianesi…
E’ vero, Caterina Vincenzi Alloccatelli, madre di Pascoli, era di San Mauro ma la famiglia materna, i nobili Alloccatelli appunto, erano di Sogliano e avevano vari possedimenti in Romagna, tra cui la casa sammaurese. Dopo la morte di Ruggero Pascoli e della moglie l’anno successivo, le sorelle del poeta, Ida e Maria, allora piccolissime, furono mandate a vivere proprio a Sogliano, presso la zia Rita Vincenzi; successivamente staranno per molti anni presso il Convento soglianese delle Agostiniane.
Risale a quel periodo la frequentazione di Sogliano da parte del poeta?
In realtà Pascoli si recherà a trovare le sorelle in Convento solo dopo un lungo periodo di ben nove anni, anni in cui è impegnato negli studi liceali e universitari e non solo: l’intervallo universitario di Bologna è quello più burrascoso nella vita del poeta, segnato da importanti incontri ed amicizie, allo stesso tempo tormentato da pesanti difficoltà economiche e addirittura un periodo trascorso in carcere. Si ricorderà delle sorelle a Sogliano e andrà a trovarle nel luglio del 1882, anno del conseguimento della laurea.
Dopo anni di lontananza finalmente si riunirono?
Non ancora perché il poeta, appena laureato, desiderava prima mettere da parte qualche soldo (avrà il primo incarico al Liceo “Duni” di Matera) per poi portarle a vivere con sé. In quella occasione particolare si era precipitato a Sogliano per rivedere le sorelle dopo tanti anni e trascorrere del tempo con loro, raccontare loro e farsi raccontare durante le lunghe passeggiate ai piedi del colle. Nella biografia del fratello Maria ricorda che in quei giorni Zvanì aveva spogliato i negozi e i caffè del paese di dolciumi, sapendo quanto loro li desiderassero e riferisce anche un episodio: Pascoli aveva accompagnato le sorelle a messa, celebrata allora da Don Domenico Baldazzi e, uscito dalla chiesa, raccontava che il prete, nel pronunciare la frase “attenzione ai falsi profeti!” volgeva gli occhi e puntava il dito proprio verso di lui. Naturalmente era una sua allegra trovata per fare sorridere le sorelle…
Pascoli scrisse anche diverse liriche ispirate a momenti e persone legate a Sogliano…
Si, sono componimenti legati a periodi della sua vita trascorsi là, oppure creati dopo avere ascoltato i racconti di Ida e Maria relativi ai momenti in Convento, come ad esempio “Le monache di Sogliano”, “Placido”, o i poemetti “Suor Virginia” e la celebre “Digitale Purpurea”. C’è una poesia intimamente connessa a quel luglio 1882 trascorso a Sogliano, o meglio, un frammento, come specifica Cesare Garboli nel suo volume “Trenta poesie famigliari di Giovanni Pascoli” ed è quella che inizia con dei versi che dicono più o meno: nella veglia notturna ho riveduto Sogliano… Si tratta di una poesia misteriosa in cui Pascoli si rivede a Sogliano, ritornato in Romagna dopo i tetri anni universitari, provando gioia per essere lì e nello stesso tempo angoscia per il dolore passato.
Come verrà accolto Pascoli a Sogliano, quando, poeta ormai di fama nazionale, ritornerà in Romagna intorno ai primi anni del ‘900?
Con grande affetto e partecipazione, come del resto in tutta la Romagna. Il poeta era spesso invitato a tenere discorsi o commemorazioni, ad esempio fu a Sogliano nel 1906 (e nello stesso anno ricevette da quel Comune la cittadinanza d’onore), poi ancora nel 1909 per un discorso su Garibaldi; in merito a ciò scriveva in una lettera all’amico di Sogliano Decio Sabattini: che non gli importava di sembrare “lì per lì oratore, quanto di commuovere durevolmente”. Va ricordato che Pascoli visitò anche il piccolo centro di San Giovanni in Galilea, vicino a Sogliano, nel 1895, in particolare il museo archeologico. Sul registro di quel piccolo museo resta ancora un suo pensiero di quel momento: “Più bello il fiore cui la notte estiva lascia una stilla dove il sol si frange; più bello il bacio che d’un raggio avviva occhio che piange.”
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna, 5 agosto 2005, di Rosita Boschetti
SAN MAURO PASCOLI – Per il quinto anno consecutivo Sammauroindustria organizza il Processo a un importante personaggio storico legato alla vicenda pascoliana e alla Romagna. Alla sbarra mercoledì 10 agosto finirà un altro imputato eccellente: Giuseppe Mazzini.
Sindaco Gori, perché processare Mazzini nella patria del Pascoli?
“A prima vista potrebbero sembrare due personaggi decisamente lontani, quanto meno dal punto di vista biografico: quando Mazzini muore, nel marzo del 1872, Pascoli aveva solo 17 anni; un’età nella quale era tutto imbevuto di idealità socialiste. In realtà, però, le cose sono molto più complesse di quanto possa sembrare, poichè chiamano in causa il rapporto tra Pascoli e l’idea stessa di Nazione, che ha avuto proprio in Mazzini uno dei capisaldi. A testimonianza posso citare il celebre ‘Inno secolare a Mazzini’ pubblicato da Pascoli nella raccolta ‘Odi e Inni’, guarda caso nella prima edizione dedicato alla Giovine Italia. Il linguaggio di quell’Inno, in molti passaggi, a noi contemporanei potrà sembrare ridondante, tuttavia quando si leggono versi di questa portata: ‘Ed ecco un cupo rimbombar lontano, …la piena, i massi, i morti neri pini…/ Sereno, al piano; ai monti, l’uragano! / Sui monti, in alto, c’ eri tu, Mazzini!’, pochi sono i dubbi sul loro significato”.
Perché il Processo si svolge sempre il 10 agosto?
“Perché in quella data ricorre l’omicidio di Ruggero Pascoli, il padre di Giovanni. Una data che non solo ha segnato tutta la storia personale di Zvanì ma, più in generale, può essere assurta quasi a simbolo delle tante stranezze della storia d’Italia, in quanto primo di una serie di delitti rimasti poi impuniti, tra complicità e omertà di vario genere ”.
Chi sono i protagonisti del Processo a Mazzini?
“Due storici di alto livello che hanno posto l’attenzione della loro ricerca proprio a Mazzini: l’accusa sarà sostenuta da Giovanni Belardelli dell’Università di Perugia, la difesa dal romagnolo Roberto Balzani dell’Università di Bologna. Il verdetto sarà emesso da una giuria di cinque persone di estrazione culturale diversa: oltre al sottoscritto, Marino Biondi (Università Firenze), Antonio Carioti (giornalista Corriere della Sera), Maurizio Ridolfi (Università della Tuscia – Viterbo) e Werther Colonna (Vice presidente di Sammauroindustria, che organizza la serata). Vorrei infine ricordare che nel corso della serata l’attore Mirko Ciorciari leggerà alcune poesie di Giovanni Pascoli, tra cui anche l’ Inno di cui si è detto sopra”.
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna, 12 agosto 2005, di Rosita Boschetti
SAN MAURO PASCOLI – Mazzini assolto con formula piena. E fin qui nessuna novità visto che anche negli anni passati i processi erano sempre terminati (anche se a maggioranza) con assoluzioni, più o meno sofferte. Quello che stupisce è, anche quest’anno, l’importante successo di pubblico: mercoledì scorso alla Torre ci sono state circa un migliaio di persone.
Sindaco Gori, quali i motivi di questo successo?
“E’ difficile elencare le ragioni dell’eccezionale attenzione verso questa iniziativa organizzata da Sammauroindustria. Direi l’efficacia della formula, che unisce la qualità scientifica degli interventi all’effetto di spettacolarizzazione dovuto all’andamento processuale. Detto diversamente: se gli stessi temi li avessimo affrontati con un convegno su Mazzini dubito, anzi sono sicuro, che avremo ottenuto un successo così ampio. A questo aggiungerei altri due fattori: l’importanza del personaggio Mazzini, che ancora oggi in Romagna gode di un notevole seguito; la notevole attenzione dei media nazionali e locali che hanno dedicato pagine e servizi a questo evento”.
Per la prima volta c’è stata un’assoluzione con formula piena e voto unanime.
“Senza dubbio favorito dalla richiesta della pubblica accusa guidata dallo storico Giovanni Belardelli, il quale pur non risparmiando critiche e appunti a Mazzini, ha chiesto il proscioglimento dell’imputato. Comunque sia, al di là del verdetto, rimane un dibattito di ottimo livello di oltre due ore su uno dei personaggi più importanti della storia d’Italia. Al quale poi lo stesso Pascoli ha dedicato un Inno egregiamente interpretato nel corso della serata dall’attore sammaurese Mirko Ciorciari”.
A proposito di Pascoli, sempre durante il Processo lo studioso Marino Biondi ha parlato dell’ideale mazziniano del poeta.
“Il poeta di San Mauro ha sempre nutrito un profonto interesse per il Risorgimento e più in generale per il tema della Nazione. L’ideale pascoliano è che le diverse anime del Risorgimento, in quegli anni divise, trovassero un punto d’unione e d’incontro proprio nel nome di Mazzini. E’ una visione sicuramente più ideale e romantica, anziché storica: non dimentichiamo però che Pascoli era un letterato e non un politico”.
Domanda d’obbligo: l’imputato del prossimo Processo del 10 agosto?
“Stiamo lavorando a diverse ipotesi, in qualche modo sempre legate alla vicenda pascoliana. Per ora però non abbiamo nulla di definitivo. Posso solo dire che sarà un tema decisamente in contro tendenza rispetto agli anni passati. Per esempio: processo alla Romagna di Secondo Casadei (il 2006 è il centenario della nascita), oppure al Birro o più in generale al maschio romagnolo”.
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna, “Nuovi allestimenti al Museo Casa Pascoli”, 19 agosto 2005,
di Rosita Boschetti
Sindaco Gori, la casa museo di S. Mauro , meta di oltre 10.000 visitatori ogni anno, continua ad emozionare il pubblico che, varcandone l’ingresso, desidera riavvicinarsi al poeta e a quella poesia “dal profumo notturno”, come egli stesso la definiva…
Vi si respirano i versi di Zvanì. Non mancano le mostre dedicate ai vari aspetti della vita e dell’opera del poeta. Non basta: da qualche mese è stata allestita a Casa Pascoli una sala audiovisivi dove per la prima volta il visitatore può vedere filmati d’epoca, naturalmente di interesse pascoliano. In particolare si tratta di frammenti risalenti agli anni trenta che documentano i luoghi in cui visse Pascoli, la casa natale, la Torre, la casa toscana di Castelvecchio, oltre a celebrazioni in suo onore…
Come avete trovato e recuperato questi preziosi documenti?
Grazie ad un lavoro di ricerca scrupolosa presso l’Archivio dell’Istituto Luce di Roma, dove in una prima fase sono stati individuati e successivamente visionati utilizzando Internet ed un potente motore di ricerca; il passo successivo è stato procedere alla acquisizione dei filmati che ora costituiscono materiale di archivio per il nostro Museo.
Che altro?
Anzitutto la Cavalla Storna, un cortometraggio del ’52 per la regia di Guido Guerrasio. Ambientato a San Mauro, ricostruisce l’assassinio del padre Ruggero Pascoli ripercorrendo la strada insieme alla cavallina in quella afosa giornata del 10 agosto 1867. C’è poi un film narrativo con Gino Cervi e Franca Marzi per la regia di Giulio Morelli della metà degli anni ’50, che affabula la vicenda dell’omicidio di Ruggero Pascoli. I visitatori possono vedere parti di questi film in un montaggio a loro proposto curato da Diego e Giorgio Zicchetti. Visto il grande interesse per questi documenti, posso già dire che presto sarà disponibile per il pubblico un elenco di filmati con letture di poesia, lungometraggi, interviste, di cui è dotata la nostra videoteca, per consentire a tutti di arricchire la visita alla casa museo.
Altre novità?
C’è un’altra realizzazione frutto di una ricerca portata avanti per anni e finalmente esposta al pubblico: si tratta dell’albero genealogico della famiglia Pascoli, naturalmente ancora suscettibile di ulteriori ampliamenti, ma comunque molto interessante. I documenti e gli atti sono stati recuperati negli archivi parrocchiali e comunali di vari paesi: S. Mauro, S.Alberto e Ravenna, città di provenienza dei Pascoli, Sogliano al Rubicone (per la parte relativa alla madre), Rimini, Pesaro, Bologna. Ricerca di archivio a cui si è aggiunto un approfondimento bibliografico e il ritrovamento, tra l’altro, presso una bottega antiquaria, di un foglio risalente alla fine dell’800 contenente alcune preziose indicazioni sugli antenati dei Pascoli. Grazie a questo sappiamo ora che un certo Vincenzo Pascoli, vissuto intorno alla metà del ’700, era il capostipite della famiglia. La ricerca non si ferma comunque qui.
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna, “Pascoli socialista”, 26 agosto 2005,
di Rosita Boschetti
Sindaco Gori, lei ha curato un convegno e la relativa pubblicazione degli atti, Pascoli socialista (Patron, Bologna 2003), dunque sembra la persona giusta per parlarci del socialismo pascoliano…
Confesso che il socialismo di Zvanì (mi permetto di usare l’appellativo dialettale materno in quanto compaesano del poeta) mi interessa molto. In primo luogo perché sono socialista. In secondo luogo perché ho maturato un crescente attaccamento alla figura di Pascoli, al di là del fatto che sono sindaco di San Mauro, e ciò è per me un dovere. Considero il socialismo europeo, il movimento politico più importante, giusto e utile degli ultimi due secoli (Otto e Novecento) come pure del presente. Considero Pascoli, il poeta italiano più importante (dopo Leopardi) del medesimo periodo. Dunque scoprire che Pascoli era socialista è stato per me un piacere, oltre che un motivo di studio.
Ma che tipo di socialista fu Pascoli? Anche perché ci sono e ci sono stati molti socialismi…
Anzitutto, vorrei precisare che se è vero che ci sono stati tanti socialismi, quello buono, per così dire, è uno solo. È socialista chi difende l’uguaglianza delle opportunità, sta dalla parte dei più deboli, lavora per una più equa distribuzione della ricchezza, nutre un culto della libertà individuale che finisce quando comincia quella degli altri.
Ma Pascoli?
Era un poeta, non un uomo politico. Anche se, fino a un certo punto della sua vita – l’ha dimostrato Elisabetta Graziosi in un bellissimo saggio pubblicato nel citato Pascoli socialista -, accarezzò l’idea di dedicarsi, come giornalista, alla rivoluzione. Insomma: voleva fare l’agit-prop con Andrea Costa. Anzi, pare proprio che, per un certo periodo, l’abbia fatto. I pochi documenti sul periodo ribelle di Pascoli confermano che non stava scherzando. Dal saluto in puro stile internazionalista, zòca e manèra (ceppo e mannaia) a poesie come La morte del ricco, pubblicata da Francolini sul riminese “Nettuno”…
A Rimini, Pascoli fece i primi incontri internazionalisti…
Pare proprio di sì. Studente liceale, c’è una lapide nella piazzetta Gregorio che lo ricorda, conobbe i reduci riminesi che avevano combattuto per la Comune di Parigi. Sempre a Rimini fu tenuto il primo congresso dell’Internazionale dove, probabilmente, incontrò Andrea Costa. A Bologna, all’università, partecipò attivamente al movimento socialista antiautoritario, come si diceva, ovvero anarchico. La polizia, sono i documenti a dircelo, lo sorvegliava attentamente…
Finì in carcere?
In quel periodo. Più o meno andò così. Dietro al carro degli internazionalisti imprigionati, gridò: “Viva i malfattori moderni!” Fu preso e sbattuto in galera. Si fece tre mesi e mezzo a San Giovanni in Monte.
Quando decise di abbandonare la politica attiva e dedicarsi all’insegnamento?
Secondo la Graziosi, che mi pare ben documentata e attendibile, entrò in crisi quando Andrea Costa, con la famosa lettera ai socialisti romagnoli, optò per la via legale. Fu in quel momento che Zvanì decise di dedicarsi all’insegnamento.
Lei ha scritto che Pascoli restò, comunque, socialista.
Ne sono convinto. Non fu certo un socialista con tanto di tessera e gagliardetto. Un quadro di partito. Un militante. Fu un socialista del cuore. Lui stesso, per esempio, nell’epitaffio dedicato a Costa, parlò di “incendio d’amore”. Siamo nel 1910…
Per il discorso della Grande proletaria, che è dell’anno successivo, si è parlato di protofascismo.
Anzitutto, non posso non rilevare quale eccezionale “comunicatore” egli fosse. Al di là dell’aspetto fisico da fattore. Geniale. Quanto alla domanda, farei uno sforzo per inquadrare il discorso nella ricerca di una via nazionale al socialismo.
Vuole aggiungere qualcosa per concludere?
Inviterei i lettori di Pascoli, qualora interessati all’argomento, a cercare il suo socialismo anche nelle poesie. Il poeta parla coi versi. Se fu socialista, lo fu soprattutto lì. Non in senso zdanoviano, ovviamente. Lì Pascoli fu cogli umili, coi deboli. Nel contenuto e nella forma.
Rubrica Conversazioni pascoliane con Miro Gori.
La Voce di Romagna, 2 settembre 2005, di Rosita Boschetti
SAN MAURO PASCOLI – Quota cinque per il Premio Pascoli di poesia bandito da Sammauroindustria. Un premio anche quest’anno assegnato a due importanti poeti contemporanei: Cesare Viviani nella sezione in lingua con La forma della vita (Einaudi editore), Piero Marelli nella sezione dialettale con il testo Strafusàri (edizioni Archivi del ‘900).
Sindaco Gori, ci parli un po’ del Premio Pascoli di poesia.
“Si tratta di un concorso giunto alla quinta edizione suddiviso in due sezioni: un premio nazionale ad una raccolta edita di poesie in lingua italiana di 2.500 euro, in collaborazione con la Banca Romagna Est; un premio nazionale ad una raccolta edita in dialetto sempre di 2.500 euro, in collaborazione con la Provincia di Forlì-Cesena. A questi due si aggiunge un premio internazionale alla carriera a cadenza biennale di 5.000 euro ad un poeta di valore mondiale. Premio negli anni passati assegnato a Mario Luzi, Giovanni Giudici e al poeta francese Yves Bonnefoy. A vagliare le opere partecipanti è una giuria di esperti composta da Mario Pazzaglia, (presidente), Andrea Battistini, Gualtiero De Santi, Claudio Marabini, Piero Meldini e dal sottoscritto.
A promuoverlo è Sammauroindustria.
“Sammauroindustria, come alcuni sapranno, è un’associazione pubblico-privato nata dall’unione dei principali imprenditori di San Mauro Pascoli (Baiocchi, Casadei, Ivas, Sergio Rossi, Pollini, Tgp, Vicini) con il sostegno dell’Amministrazione comunale locale e del Cercal, la nostra scuola nel campo delle calzature. L’associazione è nata con un doppio obiettivo: valorizzare la memoria e l’opera del poeta di San Mauro, Giovanni Pascoli; promuovere la cultura della calzatura. Per questo è nato il premio letterario, che mi piace definire il “Campiello della Romagna”, giunto alla quinta edizione.”
Qual è stato il livello di questa edizione?
“Direi alto come sempre lo è stato nelle cinque edizioni. A supporto di ciò posso citare alcuni nomi vincitori delle edizioni passate come Nelo Risi, Franco Loi, Ennio Cavalli, Leo Maltoni, Tolmino Baldassari. Nonché la presenza costante di editori come Einaudi, Mondadori, Garzanti… Vorrei anche ricordare l’ingente mole di opere partecipanti in questa edizione 2005: circa 100 in lingua e 18 in dialetto”.
La premiazione dei vincitori?
“E’ prevista per domenica 4 settembre alle ore 21,30 a Casa Pascoli a San Mauro Pascoli, alla presenza dei premiati. La serata, condotta dalla giornalista Elide Giordani, prevede anche un omaggio a Raffaello Baldini il grande poeta santarcangiolese recentemente scomparso. Sarà proiettato il video girato alla Torre nell’estate di due anni fa in occasione della presentazione in anteprima nazionale della sua ultima raccolta Intercity. Per ricordarlo leggeranno alcune sue liriche due poeti santarcangiolesi: appartenenti a diverse generazioni: Gianni Fucci, amico storico di Lello, e la giovane Annalisa Teodorani”.